L’attività dissociativa o dissociazione, come anticipato nel precedente articolo, è anche una normale funzione della mente attraverso cui possiamo raggiungere uno stato di temporaneo scollegamento dall’esperienza passata o da quella attuale, come pure da noi stessi.
La difesa dissociativa, evidenziata nello scorso articolo, si può invece patologizzare quando si è costretti a farne un uso massivo piuttosto che temporaneo, come quando si è stati esposti ad eventi traumatici.
L’effetto traumatico generato da uno o più eventi cumulativi quando mina le proprie sicurezze e certezze rispetto al presente ed al futuro e genera un importante stato di tensione sensoriale ed emozionale, quando espone la persona a costante senso di impotenza, di vulnerabilità, di terrore, può essere scollegato dal resto della mente attraverso un uso stabile e continuativo della difesa dissociativa.
Sebbene il ricorso alla difesa dissociativa sia in grado di ridare sollievo all’apparato psichico collassato a seguito del trauma, dall’altra come abbiamo visto, essa può determinare tutta una serie di numerosi altri disturbi psichici conseguenti al suo uso massivo. Come dire, si riesce a “sistemare” una cosa da una parte, e si creano altro genere di “danni” dall’altra.
Dunque, essa consente una forma di “autocura” a cui il soggetto può ricorrere quando si trova in condizioni molto estreme per la sopravvivenza della propria psiche, però di fatto non consente di accedere ad una soluzione definitiva, una volta per tutte, ma il suo stabile uso diventerà esso stesso generatore di stati patologici.
Una profonda psicoterapia, muovendosi nella direzione dell’integrazione piuttosto che della dissociazione, della coesione e del ricompattamento piuttosto che dello scollamento, potrà invece, se tutto procede bene, far accedere la persona ad una nuova armonia intrapsichica e relazionale.
Rispetto invece alla dissociazione come normale funzionamento della psiche si possono fare alcuni esempi che aiutano a comprendere questo meccanismo a partire dalla comune esperienza di ciascuno di noi.
Un esempio può essere il seguente: quando dopo una giornata di lavoro rientriamo in famiglia ci scolleghiamo in parte dal contesto frequentato fino a poco prima, se così non fosse non saremo capaci di coinvolgerci a pieno nelle esperienze che di volta in volta si presentano e ci chiedono un coinvolgimento.
Altro esempio: quando si guida in autostrada, dunque un percorso stradale che non necessità di continui cambi di marce, di una costante attenzione alla guida come invece è richiesto quando si percorrono strade provinciali o comunali, può capitare che si entri in uno stato mentale oniroide in cui si vaga con la mente altrove, verso altre situazioni, continuando a eseguire le manovre che richiede la guida, automaticamente. Alcune volte può addirittura accadere che quando rientriamo in noi stessi ci si può accorgere di aver perso l’uscita adeguata dall’autostrada.
Ulteriore esempio di normale dissociazione temporanea: un interlocutore piuttosto noioso può indurre la nostra mente a fuggire via, fino a quando ci accorgiamo con sorpresa di non aver ascoltato buona parte delle sue argomentazioni.
Altro esempio: mentre si sta leggendo un brano può capitare d’un tratto di non aver registrato nulla dell’ argomento appena scorso. Con la mente il soggetto se ne è andato verso un “altrove” e poi è rientrato.
Anche chi svolge lavori monotoni come può essere colui che esercita l’attività in una catena di montaggio che non richiede il dover far ricorso ad una particolare attenzione, potrebbe portarla avanti stando per la gran parte del tempo in uno stato dissociato.
Un altro esempio di normale dissociazione è tratto dalla mia esperienza clinica proprio recente: un paziente che aveva un appuntamento per una seduta di psicoterapia non si presenta e non mi avvisa come invece è capitato altre volte. Quando torna la volta successiva si scusa ripetutamente per non aver avvisato, è molto mortificato per l’accaduto, e afferma che si era accorto soltanto due ore dopo l’orario della nostra seduta, quando aveva cessato l’attività che lo aveva tenuto impegnato, che oramai era saltata. Era stato tutto il giorno completamente immerso nello studio per preparare un esame di specializzazione, da essersi totalmente “scollegato” da tutto il resto che pure lo riguardava come frequentare la sua seduta che abitualmente attende con grande motivazione ed interesse.
Infine un ultimo esempio può essere quello relativo alla possibilità di godersi pienamente le ferie a causa della difficoltà a “staccare” dal lavoro. In questo caso si può osservare un fallimento della normale attività psichica dissociativa.
Gli esempi sopra citati, come da premessa, non costituiscono una qualche forma di patologia, anzi alcuni di essi possono essere indicativi di come il soggetto possa arrivare ad avvalersi della dissociazione “normale” anche come preziosa risorsa umana.
Autore: Massimo Belisario

