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Trauma e Dissociazione

Capita spesso che quando una persona è esposta ad una esperienza traumatica durante gli anni dell’infanzia ( quindi abbandoni precoci, maltrattamenti familiari e/o extradomestici, abusi sessuali, trascuratezza nella cura del bambino, relazioni familiari instabili, procedure mediche intrusive o importanti interventi chirurgici, malattia grave personale o di un familiare per il bambino di grande importanza e ) o nella vita adulta, come può accadere a seguito di eventi naturali catastrofici tipo terremoti, incidenti stradali, guerre, etc. etc.., non sia in condizioni di sottoporla a rimozione, cioè a quel processo dello psichismo umano che agisce nella direzione opposta alla presa di coscienza.


In questo caso rimuovere, allontanare dalla coscienza i contenuti penosi conseguenti alla esperienza traumatica non sarà possibile in quanto un evento con una particolare carica traumatica può portare il soggetto a sperimentare una situazione intrapsichica talmente estrema da poter essere equiparabile ad una sorta di “breccia”, di squarcio, nella propria struttura mentale che non potrà essere liquidata facendo ricorso a semplice rimozione.


Allora, in tal caso, potrà invece accadere che il soggetto dovrà far ricorso al meccanismo psichico della dissociazione, una particolare difesa psicologica che si può attivare quando la persona è alle prese con soverchianti esperienze di sopraffazione del proprio psichismo.


Nella psicoterapia capita di frequente di incontrare pazienti adulti che hanno subito un trauma nell’infanzia e che abbiano cercato di proteggersi da esso ricorrendo alla difesa dissociativa. Quando il soggetto è esposto ad un’esperienza minacciosa estrema, insostenibile ed inevitabile di fronte alla quale la persona è impotente, potrà accadere che protegga se stesso dissociandosi. Per essere traumatico un dato evento deve avere un impatto così significativo nel soggetto da destabilizzare piuttosto seriamente la sua mente.


Di fronte all’eccesso di pressione sulla psiche determinata dall’evento o una serie di eventi che si cumulano, le funzioni psichiche che abitualmente consentono l’elaborazione, l’assimilazione e l’integrazione delle esperienze si scompigliano, vanno ko, cioè in “black out”. Quindi il trauma può generare un collasso significativo di sistema, il collasso dell’assetto psichico di una determinata persona.


Allora in queste circostanze il ricorso alla dissociazione sarà utilizzato come lo strumento per provare a “rialzarsi” dal disagio psicologico estremo arrecato dall’evento, appunto allontanandosi, distaccandosi, scollegandosi, dalla eccessiva sofferenza psichica generata dal trauma.


Però se da una parte l’uso di tale difesa dissociativa porterà un sollievo alla sofferenza psichica in quanto allontanerà il soggetto dal disagio psichico presente, dall’altra il prezzo da pagare dovuto al ricorso a tale difesa dissociativa sarà quello di non permettere, di non favorire, anzi di ostacolare l’integrazione della particolare situazione traumatica, nella vita psichica.Il meccanismo della dissociazione mentale, molto semplicisticamente, porta a tenere separate idee, emozioni, pensieri, comportamenti, nonché la stessa funzionalità senso motoria, dunque anche il corpo. Essa non favorisce il collegamento, il legame.


Naturalmente questa modalità dissociativa sebbene allontani l’eccesso sensoriale ed emotivo determinato dall’evento traumatico, di fatto è concepibile come una modalità disfunzionale autoprotettiva per la vita mentale del soggetto.Se inizialmente allevia una certa sofferenza mentale permettendo di allontanarsi da essa successivamente potrà determinare tutta una serie di importanti difficoltà per la vita stessa del soggetto.


Si può affermare che è il ricorso, sistematico, alla dissociazione che può produrre effetti devastanti sulla psiche.
Ciò potrà dar luogo a vari fenomeni dissociativi che interesseranno il soggetto, tra questi:


a) dissociazione degli affetti: la persona che ha incontrato una esperienza traumatica con l’intervento della difesa dissociativa la vivrà e la racconterà come se fosse stata vissuta da un’altra persona, senza le emozioni appropriate che dovrebbero accompagnare il racconto dell’evento;
b) amnesia dissociativa: in questo caso intere situazioni di vita della persona possono essere cancellate;
c) depersonalizzazione : il rapporto mente/corpo ne risentirà a tal punto che alcune parti del corpo non verranno più percepite come proprie;
d) dissociazione della personalità: la persona si può scindere in diverse personalità a se stanti;
e) derealizzazione: la realtà può apparire non vera, si può avere come l’impressione di trovarsi a vivere in una sorta film.

L’attività dissociativa, come vedremo in un prossimo articolo, è anche una normale funzione della mente attraverso cui possiamo raggiungere uno stato di temporaneo scollegamento dall’esperienza passata o da quella attuale, come pure da noi stessi.


La difesa dissociativa si può invece patologizzare quando si è costretti a farne un uso massivo piuttosto che temporaneo, come quando si è esposti ad eventi traumatici.

Autore: Massimo Belisario